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Difendere Venezia dall’acqua alta

Spesso a Venezia e dintorni si sente parlare di “acqua alta”. È un’espressione veneziana che indica il fenomeno dei picchi di marea particolarmente pronunciati.

L’innalzamento del livello dei mari è un problema che ha pesanti conseguenze in molte parti del mondo ed è destinato ad averne sempre di più. 

L’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) prevede che l’aumento del livello del mare alla fine del secolo sarà più veloce in tutti gli scenari studiati. L’innalzamento del livello del mare previsto entro il 2100 sarà di circa 0,43 metri nello scenario di riduzione molto elevata delle emissioni, e di circa 0,84 metri nello scenario ad alte emissioni, rispetto al periodo 1986-2005. Il Forum C40 Cities riporta che entro il 2050, più di 570 città costiere dovranno affrontare un aumento del livello del mare di almeno mezzo metro. Questo mette oltre 800 milioni di persone a rischio per l’impatto causato dal fenomeno. Tra le città a rischio, Venezia è tra i primi posti.

Spesso a Venezia e dintorni si sente parlare di “acqua alta”. È un’espressione veneziana che indica il fenomeno dei picchi di marea particolarmente pronunciati. È dovuto a diverse cause, quali le maree astronomiche, la disposizione dell’Adriatico e il vento di scirocco, che comportano un innalzamento delle acque tale da sommergere i punti più bassi dell’area urbana di Venezia. Tale evento si verifica normalmente in autunno e in inverno, con maggiore probabilità tra Novembre e Dicembre, e sporadicamente durante i mesi primaverili e in estate.

Negli ultimi decenni, questi eventi sono diventati molto più frequenti. Secondo il comune di Venezia, solo tra il 2010 e il 2019, le maree superiori ai 110 centimetri sono state 95, mentre tra il 1870 e il 1949 solo 30. Un incremento dovuto, oltre ai fattori naturali, anche alle attività umane, che hanno contribuito ad abbassare il livello del suolo nella zona di Venezia, sceso di circa 12 centimetri, e all’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici.

Da anni la città lagunare si muove per trovare delle soluzioni a questo pericoloso fenomeno. Per esempio il Mose, un colossale sistema di quattro dighe a scomparsa, la cui progettazione è stata avviata a partire dagli anni Ottanta, ma entrato in funzione per la prima volta solo nel 2020. Il sistema è formato da 78 paratie mobili posate sul fondo delle tre bocche di porto, i tratti di mare che uniscono l’Adriatico con la laguna. Quando l’acqua supera il livello di guardia, le paratoie si sollevano una a fianco all’altra, chiudendo completamente la laguna all’azione del mare.Le dighe del Mose sono entrate in funzione durante la marea del 22 Novembre 2022 (previsto un picco di 170 cm) e hanno impedito che alta marea e maltempo colpissero Venezia e le case dei suoi abitanti. Senza il Mose l‘82% della città storica sarebbe stato allagato.

Un’altro sistema di protezione è stato installato attorno alla storica Basilica di San Marco. Si tratta di una “cintura di vetro” temporanea, prima dei lavori definitivi di protezione dell’insula marciana, che prevedono la chiusura del sistema di scolo delle acque, l’implementazione di un sistema di drenaggio, l’innalzamento delle rive con muretti e rialzi e la separazione dei sistemi fognario e di scolo. Le barriere in vetro trasparente sono fisse, ma disturbano in modo quasi impercettibile la vista della chiesa che è rimasta all’asciutto durante l’acqua alta di 95 cm del 7 Novembre 2022. L’obiettivo di impedire l’ingresso della marea e la conseguente erosione del nartece – il corto atrio posto fra le navate e la facciata principale della chiesa – e degli straordinari pavimenti a mosaico è stato raggiunto. 

L’innalzamento del livello dei mari è dovuto a due cause principali: l‘espansione termica causata dal riscaldamento dell’oceano (poiché l’acqua si espande quando si riscalda) e l’aumento dello scioglimento dei ghiacci sulla terraferma, come i ghiacciai e le lastre di ghiaccio.

Lo scioglimento dei ghiacciai può essere rallentato con scelte quotidiane volte a contrastare la crisi ambientale. Sul fronte politico, bisognerebbe implementare misure per evitare una crescita incontrollata delle temperature. Ad esempio rispettando gli accordi di Parigi stipulati nel 2015 e riducendo le emissioni nocive.

Sul fronte personale, anche piccole azioni quotidiane potrebbero rivelarsi fondamentali:

  • optare per la mobilità sostenibile per piccoli grandi e spostamenti,
  • scegliere servizi e prodotti a chilometro zero per abbattere i costi in CO2 dovuti al trasporto e allo stoccaggio;
  • puntare su un’alimentazione consapevole, basata su pietanze locali o di stagione, limitando i costi di produzione dovuti agli allevamenti intensivi;

ottimizzare i consumi energetici scegliendo elettrodomestici a basso consumo, sostituendo vecchie lampadine con soluzioni LED, evitando di lasciare dispositivi in stand-by e riducendo la temperatura di riscaldamento sul termostato di casa ad un massimo di 21/22°.

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L'Antico Lido

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